È una sera silenziosa tra le montagne del Guizhou. Sotto la torre del tamburo, la comunità si riunisce e comincia a intonare il Grande Canto dei Dong.

 Non ci sono direttori, strumenti o spartiti: soltanto voci che si intrecciano in una polifonia millenaria.

Ascoltandole, capisci davvero quanto lontano ti abbia portato questo viaggio.

Solo pochi giorni fa eri immerso tra la maestosità della Grande Muraglia e i grattacieli di Shanghai. Meraviglie immense, di fronte alle quali si rimane spettatori incantati.

Ma è qui, tra i villaggi di legno e il ritmo antico di queste voci, che la Cina smette di essere un gigante da ammirare da lontano e diventa un’esperienza intima. Non sei più lì per vedere dei monumenti, ma per sentirti parte di una storia viva.

In questo articolo trovi un itinerario di due settimane pensato proprio per unire queste tre anime della Cina: dalla storia imperiale di Pechino e Xi’an alla vita rurale del Guizhou, fino al volto avveniristico e contemporaneo di Shanghai.

Quale Cina scegliere se vuoi che il tuo primo viaggio sia davvero indimenticabile?

Pechino, Città proibita

Nessun primo viaggio in Cina può prescindere dai suoi due pilastri: l’eredità imperiale di Pechino e Xi’an da un lato, e lo slancio contemporaneo di Shanghai dall’altro.

La differenza sta in ciò che si sceglie di mettere nel mezzo.

La maggior parte dei tour da 13 giorni che si trovano online inserisce in questo schema tappe come Guilin, Chengdu o Zhangjiajie.

Sono scelte legittime, ma aggiungono solo altri paesaggi iconici e molto frequentati, dove la giornata somiglia a quella delle grandi città.

Scegliere il Guizhou cambia invece la natura stessa dell’esperienza.

Si entra nei villaggi dell’entroterra, dove si incontra chi ancora pratica mestieri antichi e dove quelle stesse lavorazioni si possono provare con le proprie mani.

È così che l’itinerario riesce a tenere insieme tre dimensioni della Cina che, messe in fila nello stesso viaggio, finiscono per spiegarsi e completarsi a vicenda: imperiale, rurale e contemporanea.

Il grande inizio a Pechino e Xi’an tra la maestosità dell’Impero e le storie di chi lo ha costruito

Grande Muraglia

Pechino e il grande viaggio dalla Città Proibita alla Grande Muraglia

Il viaggio comincia da Piazza Tian’anmen per varcare le soglie della Città Proibita, riconosciuta dall’UNESCO come il cuore del potere imperiale per oltre cinque secoli, dal 1416 al 1911.

Definire immensa la sua architettura di quasi diecimila stanze non rende l’idea finché non si esce dalla porta nord e si sale sulla collina del Parco Jingshan.

É da lassù, guardando i tetti dorati estendersi a perdita d’occhio, che si comprende di aver visitato un una vera e propria fortezza concepita per affermare la grandezza dell’Impero.

Bastano pochi passi, tuttavia, perché Pechino rovesci completamente la propria prospettiva.

Addentrandosi a bordo di un risciò tra gli hutong (i tradizionali vicoli stampati all’ombra delle antiche case a corte) la monumentalità lascia il posto alla vita quotidiana. La città diventa a misura d’uomo. La vita scorre sulla strada, tra piccoli mercati, panni stesi e vicini che si salutano da una porta all’altra.

Il passo successivo è dedicato alla Grande Muraglia di Mutianyu. Percorrendo uno dei suoi tratti meglio conservati, si cammina lungo i blocchi di pietra che salgono e scendono seguendo il crinale delle montagne fin dove arriva lo sguardo.

Sulla via del rientro verso la capitale, la tappa al Palazzo d’Estate mostra il volto più idilliaco del potere. Una residenza immersa tra laghi e giardini dove la corte si rifugiava per sfuggire alla calura estiva.

Prima di lasciare la città, la visita al Tempio del Cielo chiude il cerchio della Pechino imperiale. Era qui che gli imperatori delle dinastie Ming e Qing celebravano i solenni rituali propiziatori per i raccolti, chiedendo al Cielo la benedizione sull’intero Paese.

Faccia a faccia con l’Esercito di Terracotta 
e l’anima dei maestri artigiani di Xi’an

A Xi’an, antica capitale e punto di partenza della Via della Seta, il viaggio incontra una delle scoperte archeologiche più straordinarie del Novecento.

L’Esercito di Terracotta, Patrimonio Mondiale UNESCO dal 1987, fu concepito per scortare nell’aldilà il primo imperatore Qin Shi Huang. Le oltre ottomila figure a grandezza naturale colpiscono per un dettaglio unico: non esiste un volto uguale all’altro.

Gli artigiani modellavano a mano i dettagli di ciascun guerriero, donando a ogni figura un’espressività irripetibile.

Il volto più vivo di Xi’an si scopre muovendosi tra i suoi contrasti: dai camminamenti delle Antiche Mura (tra i sistemi difensivi urbani meglio conservati al mondo) alla silhouette solenne della Pagoda della Grande Oca Selvatica, punto di approdo dei testi sacri del Buddismo giunti dall’India.

Nel Quartiere Musulmano, scopri un dedalo di vicoli dove il vapore dei cestelli per la cottura a vapore e l’profumo delle spezie avvolgono i visitatori. Tra la celebre tradizione dei ravioli fatti a mano (jiaozi) e il richiamo delle antiche arti della dinastia Tang, Xi’an saluta i viaggiatori offrendo l’ultimo grande spaccato della Cina imperiale.

Il segreto meglio custodito della Cina per un viaggio autentico tra i villaggi Miao e Dong

 Villaggi Miao e Dong

I villaggi Miao custoditi tra Kaili e il silenzio delle montagne

Il primo impatto con la cultura Miao avviene a Qingman, dove l’arrivo nel villaggio è scandito dal rituale dell’accoglienza e dal vino di benvenuto, per poi rimanere ad osservare le mani esperte delle donne locali intente nella complessa arte del ricamo tradizionale.

Ma è a Shiqiao che l’incontro con l’artigianato diventa un’esperienza partecipativa. Qui si assiste alla storica fabbricazione della carta dalla corteccia del gelso da carta e dalla radice di abete. Una tecnica risalente alla dinastia Tang e iscritta dal 2006 tra i Patrimoni Immateriali della Cina.

Quest’arte impiega l’acqua pura delle sorgenti di montagna per creare un foglio talmente pregiato che persino la Biblioteca Nazionale della Cina lo ha scelto per il restauro dei suoi codici antichi.

A Shiqiao si immergono le braccia nell’acqua e si crea personalmente un foglio di carta, seguendo ogni passaggio manuale.

Risalendo i pendii scoscesi, la vita rurale mostra la sua perfetta integrazione con la natura a Langde, dove le tradizionali case di legno su palafitte si arrampicano lungo le montagne disponendosi su più livelli scenografici.

Il viaggio prosegue poi con l’incontro diretto con le famiglie locali. A Paika si varca la soglia della casa di un artigiano che produce il tradizionale strumento musicale Miao in bambù, mentre a Datang si scopre l’ingegno contadino attraverso i suoi particolari granai di legno edificati direttamente sull’acqua, ideati per proteggere le scorte del villaggio.

Zhaoxing e la cultura Dong

Il viaggio prosegue verso sud con una sosta a Huanggang, dove si entra in contatto diretto con la quotidianità e la calorosa accoglienza delle famiglie locali, prima di raggiungere Zhaoxing: uno dei più importanti insediamenti dell’etnia Dong, con oltre mille nuclei familiari raccolti nella stessa valle.

A definire l’architettura inconfondibile di Zhaoxing sono i celebri Ponti del Vento e della Pioggia, monumentali strutture in legno coperte e affacciate sui corsi d’acqua, e le sue cinque torri del tamburo. Ciascuna torre corrisponde a uno dei rami familiari del villaggio e rappresenta il vero cuore sociale e spirituale della comunità.

È sotto queste torri che si compie uno dei momenti più intensi dell’esperienza: l’ascolto del Grande Canto dei Dong, iscritto dal 2009 tra i Patrimoni Immateriali UNESCO.

Questa straordinaria tradizione polifonica viene eseguita senza strumenti musicali né direttori d’orchestra: le voci si intrecciano guidate solo da un accordo, appreso a memoria nel corso di anni di insegnamento orale.

L’esplorazione sale poi verso Tang’an, villaggio arroccato scelto per ospitare l’Ecomuseo della cultura Dong.

Da qui prende il via un’emozionante escursione a piedi che riporta a Zhaoxing passando per Xiage: un cammino che attraversa scenografiche risaie terrazzate, regalando scorci mozzafiato sulla vallata.

L’incontro con le tradizioni locali torna a far parlare le mani con un laboratorio dedicato all’arte del batik, dove ogni viaggiatore può sperimentare la tecnica di tintura a cera e realizzare il proprio manufatto, alternando l’attività artigianale a momenti di scoperta personale tra i vicoli del villaggio.

È nel Guizhou che l’itinerario smette temporaneamente di muoversi tra i grandi simboli della Cina e cambia scala: villaggi, famiglie, lavorazioni artigianali, risaie e tradizioni locali diventano il centro del viaggio.

Shanghai: terminare il viaggio nella Cina contemporanea

Shanghai

Il volo che da Guiyang conduce a Shanghai segna l’ultimo, grande cambio di prospettiva del viaggio.

L’impatto con la metropoli è potente proprio perché arriva dopo l’immersione nel silenzio e nella dimensione rurale dei villaggi del Guizhou.

Ridurre Shanghai alla sola definizione di “città del futuro”, tuttavia, sarebbe un errore. Il tratto più affascinante di questa metropoli è la sua capacità di far convivere tre epoche e tre identità diverse:

– la Shanghai storica e classica, custodita tra le atmosfere senza tempo della Città Vecchia e le quinte tradizionali del Giardino Yuyuan.

– la Shanghai commerciale e frenetica, che trova il suo epicentro lungo Nanjing Road, un’arteria pedonale che non dorme mai.

– la Shanghai delle concessioni e del cosmopolitismo, la cui massima espressione è il celebre Bund. Lungo il fiume Huangpu si allineano i maestosi palazzi neoclassici di inizio Novecento, mentre sull’altra riva, a Pudong, svettano grattacieli avveniristici.

Questa complessa stratificazione si ritrova anche nell’elegante quartiere della Concessione Francese.

A Xintiandi, le storiche case a vicolo (shikumen) sono state sapientemente riconvertite in un raffinato distretto di design e locali, rappresentando uno dei primi e più riusciti interventi di rigenerazione urbana della città. A poca distanza, Tianzifang ne mostra la declinazione più intima e artigianale, trasformando vecchie abitazioni e laboratori in un dedalo di botteghe, gallerie d’arte e studi creativi.

A completare la comprensione del Paese interviene una visita al padiglione est dello Shanghai Museum, uno spazio espositivo d’eccellenza interamente dedicato all’arte antica cinese.

Dopo i villaggi di montagna e le risaie del Guizhou, arrivare sul Bund permette di misurare in pochi giorni una delle caratteristiche più interessanti di questo itinerario: la distanza, anche visiva, tra mondi che appartengono allo stesso Paese.

 

Quanti giorni servono per un itinerario tra Pechino, Xi’an, Guizhou e Shanghai?

Xi’an

Un itinerario di 13 giorni rappresenta il tempo ideale per bilanciare senza affanni le diverse dimensioni di questo viaggio. Questa durata consente di dedicare tre giorni alla capitale Pechino, proseguire verso l’antica capitale Xi’an e riservare diversi giorni alla regione del Guizhou, prima di concludere il percorso a Shanghai.

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Abbiamo racchiuso l’emozione di questo percorso nel viaggio prr piccoli gruppi  “Cina Segreta – Pechino, Xi’an, le antiche tradizioni del Guizhou e Shanghai” disegnato per abbinare i grandi simboli imperiali e contemporanei alle atmosfere intime e poco battute dei villaggi Miao e Dong.

Un’esperienza pensata per chi cerca l’equilibrio perfetto tra la meraviglia dei monumenti storici e la verità dell’incontro umano.

Scopri il programma completo giorno per giorno, con tutti i dettagli sulle tappe, le sistemazioni e le esperienze incluse.

FAQ - Viaggio in Cina: itinerario tra Pechino, Xi’an, Guizhou e Shanghai

Cosa vedere in Cina in 13 giorni?

Due settimane permettono di combinare Pechino, con la Città Proibita e la Grande Muraglia, Xi’an con l’Esercito di Terracotta, e Shanghai. La differenza la fa cosa si mette in mezzo: molti itinerari scelgono Guilin, Chengdu o Zhangjiajie, mentre altri, come questo, scelgono i villaggi Miao e Dong del Guizhou, che cambiano il tipo di giornata e non solo il paesaggio.

Vale la pena inserire il Guizhou in un viaggio in Cina?

Sì, se cerchi qualcosa di diverso dal circuito delle grandi attrazioni. Il Guizhou sud-orientale è abitato da comunità Miao e Dong che hanno mantenuto architettura, abiti, musica e mestieri propri, e le visite ai villaggi prevedono attività concrete: fare un foglio di carta, provare il batik, camminare tra le risaie terrazzate.

Cosa si può vedere nel Guizhou?

Villaggi Miao tra Kaili e le montagne, come Qingman, Shiqiao con la carta artigianale, Langde con le case su palafitte, Paika e Datang con i granai sull’acqua, e villaggi Dong più a sud: Huanggang, Zhaoxing con le cinque torri del tamburo e i Ponti del Vento e della Pioggia, Tang’an con le sue risaie terrazzate. A questo si aggiungono i canti corali Dong, patrimonio immateriale UNESCO.

Quanto tempo dedicare al Guizhou?

Quattro giornate piene sono una buona misura: due nell’area di Kaili per i villaggi Miao e due a Zhaoxing per quelli Dong. Meno significherebbe vedere i villaggi di passaggio, che è esattamente quello che questa parte del viaggio serve a evitare.

Questo itinerario può andare bene anche per un primo viaggio in Cina?

Sì, per chi non vuole limitarsi al circuito classico. I luoghi più conosciuti ci sono tutti, dalla Città Proibita alla Grande Muraglia, dall’Esercito di Terracotta al Bund, e il Guizhou si aggiunge senza toglierli. Chi invece ha pochi giorni e vuole concentrarsi solo sulle grandi attrazioni troverà più adatto un itinerario più breve.