Da Marrakech alle dune più estese del Paese, attraverso montagne, kasbah e palmeti, fino al punto in cui la strada lascia il posto alla pista.

Basta lasciare Marrakech e iniziare a salire i tornanti dell’Alto Atlante per rendersi conto di quanto il Marocco cambi rapidamente volto. Oltrepassato il valico del Tizi n’Tichka, il paesaggio urbano lascia il posto alle architetture in terra rossa dei villaggi berberi, alle imponenti kasbah della Valle delle Rose e ai lunghi palmeti che accompagnano il corso del fiume Draa.

Man mano che si procede verso sud l’asfalto sfuma, fino a interrompersi del tutto dopo l’oasi di M’Hamid. Da qui in avanti sono le piste in sabbia e pietra percorse in 4×4 a guidare il viaggio verso l’orizzonte di Erg Chegaga, dove si concentrano le dune più alte e suggestive del Paese.

Un itinerario nel Sud del Marocco permette di attraversare in pochi giorni ambienti straordinariamente diversi tra loro. Dalle vette dell’Alto Atlante all’architettura secolare degli ksar, fino al cuore autentico del deserto sahariano.

I quattro volti del Sud del Marocco in un unico itinerario da Marrakech

Viaggio Marocco del Sud - Marrakech

Più che una semplice successione di visite, un viaggio nel Sud del Marocco è un progressivo cambio di paesaggio: si passa dal ritmo della città alle vette della montagna, dalle valli coltivate alle regioni presahariane, fino al silenzio del deserto.

Attraversare questa regione partendo da Marrakech significa attraversare quattro ambienti geografici e culturali ben distinti, ciascuno con la propria identità:

  • Le montagne dell’Alto Atlante: il grande spartiacque naturale che separa la costa e le città imperiali dalle regioni aride del Sud, con valichi panoramici come il Tizi n’Tichka e villaggi berberi arroccati sulla roccia.
  • Gli ksar e le kasbah presahariane: il regno dell’architettura in terra cruda, dove secolari fortificazioni (come Ait Benhaddou) testimoniano il passaggio delle antiche rotte carovaniere.
  • Le oasi e la Valle del Draa: un nastro verde di palmeti e coltivazioni che fende il paesaggio roccioso, regalando un contrasto cromatico unico tra il rosso della terra e il verde della vegetazione.
  • Il Sahara e le dune di Erg Chegaga: il deserto più profondo e autentico, raggiungibile solo abbandonando l’asfalto e percorrendo le piste in 4×4 oltre M’Hamid.

Comprendere questa sequenza aiuta a vivere l’itinerario non come un semplice insieme di tappe, ma come un’unica, grande traversata verso il cuore del deserto.

Oltre l’Alto Atlante verso Ait Benhaddou dove il Marocco cambia versante

Viaggio Marocco del Sud - Ait Benhaddou

Il passo del Tizi n’Tichka e la discesa verso il Sud

Lasciata Marrakech, la strada inizia quasi subito a salire verso la catena dell’Alto Atlante. I rettilinei della pianura lasciano il posto a una sequenza continua di curve che prendono quota tra boschi di noci e vallate abitate da comunità berbere.

Il punto focale della traversata è il valico del Tizi n’Tichka, situato a 2.260 metri d’altitudine. Percorrere questo tratto significa affrontare una delle strade panoramiche più celebri del Paese, tra tornanti stretti, pareti di roccia a picco e cantieri di montagna che testimoniano la continua manutenzione richiesta da questo passo.

Raggiunta la cima, la strada comincia a scendere verso il versante opposto. Qui l’aria si fa più secca e la roccia assume le sfumature rosse e ocra tipiche della terra usata per costruire i primi ksar, ovvero i tipici villaggi fortificati in terra e paglia racchiusi da alte mura difensive.

Ait Benhaddou e l’architettura in terra lungo la via delle carovane

Ai piedi della discesa, su una collina affacciata sul fiume, compare Ait Benhaddou: un intreccio compatto di case, torri angolari e granai in terra cruda, stretto dentro le sue mura come un unico organismo. È uno ksar, cioè un villaggio fortificato, e dal 1987 è Patrimonio Mondiale UNESCO come esempio straordinario dell’architettura presahariana.

Molti ne riconoscono il profilo grazie ai film girati qui, dal Gladiatore a Lawrence d’Arabia, ma la sua storia più affascinante è un’altra. Ait Benhaddou era una delle tappe della rotta commerciale che univa l’antico Sudan (così si chiamavano allora le terre a sud del Sahara) a Marrakech attraverso la Valle del Draa, la stessa strada che il viaggio percorrerà nei giorni successivi, verso il deserto.

Kasbah, gole e palmeti nel cuore del territorio presahariano

 Viaggio Marocco del Sud - Ouarzazate

Ouarzazate, Skoura e la Valle del Dadès

A Ouarzazate, la Kasbah Taourirt mostra il volto più politico di questa architettura. Nata come dimora di una famiglia locale, fu ampliata nell’Ottocento dai Glaoui, i potenti signori dell’Atlante, che ne fecero un labirinto di cortili e terrazze in un punto strategico delle vie carovaniere.

Poco più a est, nascosta tra le palme dell’oasi di Skoura, la Kasbah Amerhidil custodisce una storia più intima. Alla fine dell’Ottocento un membro della famiglia Glaoui, per ricompensare il sapiente che insegnava il Corano ai suoi figli, gli fece costruire questa dimora fortificata accanto al vecchio ksar.

I discendenti di quel maestro ne sono ancora oggi i proprietari, e le sue torri sono state a lungo stampate sulle banconote da 50 dirham.

Proseguendo lungo la Via delle Mille Kasbah, tra villaggi fortificati costruiti un tempo a difesa delle oasi, si risale il corso del fiume fino alle gole del Dadès, dove la valle si stringe tra pareti di roccia rossa.

Lungo questa strada le kasbah si rivelano per ciò che sono state per secoli: il modo in cui si abitavano, si difendevano e si coltivavano le valli del Sud.

Ksar e kasbah sono la stessa cosa?

No, anche se i due termini vengono spesso confusi. Lo ksar (ighrem in lingua amazigh) è un villaggio fortificato, dove più famiglie vivono dentro le stesse mura con moschea, piazza e granai comuni.

La kasbah (tighremt) è invece la dimora fortificata di una sola famiglia, di solito con torri angolari e cortili interni. Ait Benhaddou è uno ksar, Taourirt è una kasbah, e ad Amerhidil si vedono l’uno accanto all’altra.

La Valle del Draa, duecento chilometri di palme alle porte del deserto

Lasciato il Dadès, la strada attraversa il Jebel Sarhro, un massiccio di origine vulcanica dove antiche colate di lava e camini di basalto disegnano un paesaggio scuro, quasi minerale.

Per questo l’arrivo nella Valle del Draa ha qualcosa di sorprendente. Il fiume si porta dietro un palmeto lungo circa duecento chilometri, dove all’ombra delle palme da dattero crescono orti e giardini. Sulle rive si susseguono villaggi di terra dello stesso colore delle colline.

A Zagora, ai margini della città, un cartello dipinto con la sagoma di un cammelliere indica «Tombouctou 52 jours»: cinquantadue giorni di carovana per arrivare a Timbuctù, attraverso il Sahara.

Poi le palme si diradano. A M’Hamid, ultima oasi della valle e antico porto carovaniero, finisce la strada asfaltata. Tutto ciò che si è attraversato fin qui appartiene al Marocco presahariano, fatto di rocce, oasi e pianure aride. E’ da qui che si entra davvero nel Sahara.

Erg Chegaga, il deserto che si raggiunge soltanto lungo le piste

Viaggio Marocco del Sud - Erg Chegaga

Dove si trova Erg Chegaga?

Erg Chegaga si trova nel Sud-Est del Marocco, tra i cinquanta e i sessanta chilometri a sud-ovest di M’Hamid, non lontano dal confine con l’Algeria.

È il più esteso dei grandi campi di dune del Paese, chiuso a nord dalla catena del Jebel Bani e a ovest dal Lac Iriki. Nessuna strada asfaltata arriva fin qui. Da M’Hamid si prosegue sulle piste, e il fuoristrada 4×4 è il mezzo più usato per coprire la distanza in poche ore.

Cosa significa “erg“?

La parola viene dall’arabo ʿirq e indica un campo di dune, cioè una vasta distesa di sabbia modellata dal vento, con poca o nessuna vegetazione.

Contrariamente all’immagine più diffusa, gli erg occupano soltanto una parte minoritaria del Sahara, che per il resto è fatto di pianure di ghiaia, altopiani rocciosi (le hamada) e catene montuose. È per questo che, prima di arrivare alle dune, si attraversa tanto deserto senza sabbia.

Perché scegliere Erg Chegaga?

Il deserto più conosciuto del Marocco è Erg Chebbi, vicino a Merzouga, dove la strada asfaltata arriva fino ai margini delle dune. Per raggiungere Erg Chegaga occorre invece lasciare l’asfalto a M’Hamid e affidarsi alle piste, e così l’esperienza del deserto comincia molto prima della prima duna.

Si procede tra pianure sabbiose, tratti di hamada e letti asciutti di torrenti, seguendo il Draa che qui scorre invisibile sotto la sabbia e rivela la sua presenza soltanto attraverso le chiome verdi delle tamerici.

Poi l’orizzonte si solleva nelle creste di Erg Chegaga, e al campo tendato si viene accolti con il tè di benvenuto, prima di una cena sotto un cielo che, lontano da qualsiasi luce, si riempie di stelle.

Il mattino dopo non si torna indietro per la stessa pista. Da M’Hamid alle dune, e da lì al Lac Iriki e a Foum Zguid, il deserto smette di essere una meta da raggiungere e diventa un territorio da attraversare da parte a parte.

Da Erg Chegaga al Lac Iriki, sul fondo di un lago scomparso

Viaggio Marocco del Sud

Lasciate le dune, la pista punta verso ovest dentro uno dei tratti più aridi e silenziosi del Sud, con il Jebel Bani a nord e, a sud, dune e rocce scolpite dal vento, fino al Lac Iriki: il lago in cui un tempo terminava il Draa, oggi cuore del parco nazionale dell’Iriqui.

Dopo la costruzione della diga di Ouarzazate, all’inizio degli anni Settanta, l’acqua ha smesso di arrivare, e il lago è rimasto per decenni una distesa piatta e asciutta finché, nel settembre del 2024, piogge eccezionali lo hanno riempito di nuovo. Ciò che si troverà dipende dalle stagioni: una pianura d’argilla che si perde all’orizzonte, oppure uno specchio d’acqua in mezzo al Sahara.

A Foum Zguid ricompare l’asfalto. Qui il paesaggio torna lentamente a popolarsi di villaggi in terra cruda e piccole oasi incastonate tra le pieghe del Jebel Siroua, segnando il rientro dal deserto e l’inizio della strada di ritorno verso Marrakech.

Ritrovare Marrakech alla fine delle vie carovaniere

Il rientro ripassa da Ait Benhaddou, dove finalmente c’è il tempo di salire tra i vicoli dello ksar fino al granaio fortificato in cima alla collina, prima di riattraversare il Tizi n’Tichka.

Vista dopo il deserto, Marrakech cambia significato. Non è più solo una città, ma il punto d’arrivo verso cui puntavano le antiche carovane del Draa, il termine della stessa rotta appena percorsa al contrario. La sua Medina è Patrimonio Mondiale UNESCO dal 1985.

Una giornata intera permette di esplorare il Palazzo Dar el Bacha, la casa del pascià che Thami El Glaoui, il più potente esponente della famiglia già incontrata a Ouarzazate e Skoura, fece costruire nel 1910.

La visita prosegue nella Medersa Ben Youssef, tra stucchi e legni intagliati, e attraversa i vicoli dei souk fino a raggiungere Jemaa el-Fna. È il momento in cui i banchi del cibo cominciano a fumare e musicisti, cantastorie e incantatori di serpenti riempiono la piazza, riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale dell’umanità.

Da un tavolino affacciato sulla piazza, con il frastuono tutto intorno, torna in mente il silenzio delle dune di pochi giorni prima.

Quanti giorni servono per un viaggio nel Sud del Marocco?

Un itinerario di circa nove giorni permette di partire da Marrakech, attraversare l’Alto Atlante, raggiungere Ait Benhaddou, Ouarzazate, la Valle del Dadès e la Valle del Draa, entrare nel deserto fino a Erg Chegaga e tornare a Marrakech dedicando una giornata intera alla città.

Marrakech → Ait Benhaddou → Ouarzazate → Boumalne → Valle del Draa → Zagora → M’Hamid → Erg Chegaga → Lac Iriki → Ait Benhaddou → Marrakech

È un itinerario che segue il paesaggio: si scende verso sud giorno dopo giorno fino al punto più remoto del viaggio, e si risale verso la città soltanto dopo aver attraversato il deserto.

Vuoi attraversare il Sud del Marocco fino alle dune di Erg Chegaga?

Formula Quattro ha costruito Le Vie d’Oro del Sud, un itinerario di nove giorni che parte da Marrakech e attraversa l’Alto Atlante, Ait Benhaddou, le kasbah e le oasi del Sud, la Valle del Draa e le piste del Sahara fino a Erg Chegaga.

Il viaggio si svolge in gran parte in fuoristrada 4×4, con quattro passeggeri per veicolo, e prevede una notte nel campo tendato tra le dune prima di attraversare il Lac Iriki e rientrare verso Marrakech.

FAQ - Viaggio nel Sud del Marocco: dall'Atlante al deserto di Erg Chegaga

Cosa vedere nel Sud del Marocco?

Partendo da Marrakech: l’Alto Atlante con il passo del Tizi n’Tichka, lo ksar di Ait Benhaddou, le kasbah di Ouarzazate e Skoura, le gole del Dadès, i palmeti della Valle del Draa e, oltre M’Hamid, le dune sahariane di Erg Chegaga.

Dove andare nel deserto partendo da Marrakech?

I due grandi campi di dune più conosciuti si raggiungono per strade diverse. Erg Chebbi, vicino a Merzouga, si raggiunge su strada asfaltata verso est. Erg Chegaga si raggiunge scendendo lungo la Valle del Draa, attraverso Zagora e M’Hamid, e percorrendo l’ultimo tratto su pista.

Che differenza c’è tra Erg Chegaga ed Erg Chebbi?

Erg Chebbi si trova vicino a Merzouga, con dune che arrivano a circa 150 metri di altezza, e l’asfalto arriva fino ai suoi margini. Erg Chegaga si trova più a sud-ovest, oltre M’Hamid: è il campo di dune più esteso del Paese e si raggiunge soltanto su pista, generalmente in 4×4.

Quanto tempo dedicare al Guizhou?

Quattro giornate piene sono una buona misura: due nell’area di Kaili per i villaggi Miao e due a Zhaoxing per quelli Dong. Meno significherebbe vedere i villaggi di passaggio, che è esattamente quello che questa parte del viaggio serve a evitare.

Come si raggiunge Erg Chegaga?

Da Marrakech si scende verso Ouarzazate e la Valle del Draa fino a M’Hamid, dove finisce la strada asfaltata. Da lì si prosegue sulle piste desertiche, e il 4×4 è la soluzione più diffusa per coprire in poche ore l’ultimo tratto fino alle dune.

Quanti giorni servono per visitare Marrakech e il Sud del Marocco?

Otto o dieci giorni consentono di unire Marrakech a una vera traversata verso il deserto, con il tempo di fermarsi nelle kasbah, nelle oasi e tra le dune. Con meno giorni al Sahara si arriva comunque, ma rinunciando a qualche tappa o passando più ore in auto.

Qual è il periodo migliore per viaggiare nel Sud del Marocco?

Il periodo migliore va generalmente dall’autunno alla primavera, quando le temperature rendono più piacevoli sia gli spostamenti sia le giornate nel deserto. In estate, soprattutto nelle aree sahariane, le temperature possono invece diventare molto elevate.

Quanto fa freddo nel deserto di notte?

Nel Sahara l’escursione termica tra giorno e notte può essere importante, soprattutto nei mesi invernali. Anche dopo una giornata mite o calda, la temperatura può scendere sensibilmente dopo il tramonto: è quindi utile prevedere abbigliamento caldo e vestirsi a strati.

Com’è dormire in un campo tendato nel deserto?

Trascorrere una notte tra le dune permette di vivere il Sahara anche dopo il tramonto, quando il paesaggio cambia completamente. La sistemazione e i servizi disponibili dipendono dal campo scelto, mentre l’isolamento dalle città rende particolarmente evidente il cielo stellato. Nell’itinerario “Le Vie d’Oro del Sud” è prevista una notte in campo tendato a Erg Chegaga.

Cosa mettere in valigia per un viaggio nel Sud del Marocco?

È utile prevedere abbigliamento comodo e a strati, scarpe adatte anche a terreni sabbiosi e irregolari, un capo caldo per la sera, occhiali da sole, protezione solare e un foulard o una sciarpa leggera per ripararsi da sole, vento e sabbia.