New York è una città piena di vita e ancor oggi la capitale della musica jazz. Il jazz nasce al principio del novecento dagli schiavi neri nelle piantagioni del sud degli Stati Uniti. Sin dagli anni ’30 New York ha accolto i musicisti più famosi, dando vita alla scena jazz più interessante, prima coi locali e le sale da ballo di Harlem (tra cui il famoso Cotton Club), poi coi club che fiorirono attorno al Greenwich Village, a Broadway e alla Cinquantaduesima strada, soprannominata Swing Street o “la strada che non dorme mai”. Per chi ama la storia di questi anni, fare una passeggiata nel Village è ancora oggi una esperienza incredibile. Furono questi i palcoscenici che portarono al successo Billie Holiday, Art Tatum, Fats Waller, Coleman Hawkins, Lester Young. Attorno al 1945 nasce un nuovo stile dalle jam session che si tenevano a tarda ora in due locali di Harlem, il Minton’s Playhouse e il Monroe’s. Questo stile fu chiamato dapprima rebop, poi bebop o semplicemente bop, dal suono di una frase ricorrente nei brani tipici di questa nuova musica ed era praticato soprattutto da musicisti giovani, appena giunti sulla scena jazz di New York. Caratterizzato da armonie complesse e tempi velocissimi, il bebop fu nacque col trombettista Dizzy Gillespie, che ne fu il pioniere assieme all’alto sassofonista Charlie Parker – detto Bird o Yardbird. Il successo del nuovo genere, che richiamava un pubblico intellettuale e molto più ristretto di quello delle big band, mise in luce il pianista e compositore Thelonious Monk e il suo amico (anch’egli pianista) Bud Powell, il sassofonista Sonny Rollins, tra gli altri.

Una passeggiata al Village vi farà respirare una vitalità musicale che continua a animare le notti di New York. In un paio d’ore è possibile percorrere a piedi il cammino del jazz al Greenwich Village. Si parte dall’appartamento al 151 Avenue B, la Charlie Parker’s Place detta anche Bird’s House, dove Charlie Parker visse i suoi ultimi quattro anni di vita. Acquistata nel 1979 dal promoter di concerti jazz Judy Rhodes, la casa è stata poi lasciata come sala prove ai molti grandi jazzisti le cui foto campeggiano ancora oggi sui muri. La Bird’s House è stata inserita nel registro nazionale dei luoghi storici.
Nelle vicinanze c’è il NuBlu, locale aperto nel 2002 dal musicista e imprenditore turco-svedese Ilhan Ersahin. Il NuBlu ha visto la nascita di sonorità miste tra jazz, elettronica ed etnica come quelle di Forrò in the Dark, ed è abitualmente frequentato da artisti come John Zorn, Norah Jones, Bebel Gilberto, David Byrne. Dietro al NuBlu c’era una volta il leggendario Slugs Saloon dove suonava Mingus e dove il trombettista Lee Morgan fu assassinato dalla sua fidanzata durante la pausa di un concerto.
Nei pressi di St.Mark’s Place, si trovava invece The Five Spot, locale in cui imperversava il quartetto di Thelonious Monk con John Coltrane e dove un altro quartetto, quello di Ornette Coleman, prese il volo. Lì vicino c’è lo studio RivBea di Sam Rivers e di sua moglie Bea, primo esempio della loft scene del free jazz newyorkese.

La zona di Bleecker Street pullula ancora di jazz e blues club: Terra Blues è uno dei più affascinanti e con uno dei migliori programmi, a cavallo tra blues, soul e jazz. Ma anche Le Poisson Rouge merita. Il locale una volta si chiamava Village Gate e lì Miles Davis, Roland Kirk, Herbie Mann e tanti altri hanno fatto epoca. Non si possono poi dimenticare il Kenny’s Castaway, ora chiuso, la Sullivan Hall e naturalmente il leggendario Blue Note.
Da lì, nei pressi di Sheridan Square, ci sono lo storico 55 Bar – aperto nel 1919 al 55 Christopher Street, dove ancora oggi si incontrano chitarristi jazz blues con vocalist emergenti – e la sede del vecchio Sweet Basil che per una ventina d’anni è stato uno dei templi jazz mondiali, regno di David Murray e Gil Evans.

Al 75 di Christopher c’è invece il Fat Cat, una jazz lounge per nuovi talenti così come il vicino Small’s adatto a chi vuole fare le ore piccole. Ma, alla fine, un giro jazz al Village senza uno stop al mitico Village Vanguard non avrebbe senso. Considerato da molti “the finest jazz club in the world”, il Vanguard è stato il palcoscenico dei più grandi. Nei suoi locali sono stati registrati album live leggendari come quelli di Sonny Rollins, John Coltrane e Bill Evans. Aperto nel 1935 da Max Gordon, il locale, prima di dedicarsi solo al jazz, ha ospitato anche reading di poesia e concerti folk. Come allora, è in piena attività.
Esistono diverse possibilità per esplorare: affidandosi a un locale grazie a Big Apple Jazz, per una visita guidata al Village, nella vecchia Harlem o a Brooklyn. Oppure seguendo la guida stilata da Time Out: un elenco dei migliori jazz club attivi oggi nella Grande Mela.